SENTIERI SELVAGGITeatro musicale

13 e 14 gennaio 2005
Teatro Piccolo Regio - Torino
ore 21.00

THE SOUND OF A VOICE
in prima europea l’ultimo lavoro teatrale di Philip Glass

regia Valter Malosti
scene Marzia Migliora
costumi Patrizia Dongiovanni
coreografia Michela Lucenti
versione ritmica italiana di Enrico Maria Ferrando

danzatori Michela Lucenti e Francesco Gabrielli
vj Pascal Gary

esecuzione musicale
Ensemble Sentieri selvaggi

-Roberto Abbondanza baritono
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Chiharu Kubo soprano
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Paola Fre flauto e shakuhachi
-Elena Casoli pipa
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Andrea Pecelli violoncello
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Riccardo Balbinutti percussioni

-Carlo Boccadoro direzione



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The sound of a voice - foto 2

Francesco Gabrielli e Michela Lucenti
Atto I The Sound of a Voice
(foto Ramella&Giannese)

 

The sound of a voice - foto 3

Francesco Gabrielli e Michela Lucenti
Atto I The Sound of a Voice (foto Ramella&Giannese)
 

The sound of a voice - foto 1

Roberto Abbondanza e Chiharu Kubo
Atto II Hotel of Dreams (foto Ramella&Giannese)


Sentieri selvaggi
ha da tempo intrapreso un suo personale viaggio all’interno del teatro musicale contemporaneo, producendo e co-producendo, nel corso degli anni, lavori che spaziano da vere e proprie opere liriche come L’Uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Michael Nyman dal best seller di Oliver Sacks e nella Colonia Penale di Glass, presentato al Teatro Piccolo Regio di Torino in prima europea nel 2002, a spettacoli multimediali come Chat Opera di Francesco Antonioni e Orfeo a fumetti di Filippo Del Corno.

Prodotto da Piccolo Regio Laboratorio in collaborazione con Unione Musicale di Torino, giovedì 13 e venerdì 14 gennaio 2005 è la volta della prima europea di The Sound of a Voice, l’ultimo lavoro teatrale di Philip Glass, tratto da due atti unici del drammaturgo americano di origine cinese David Henry Hwang. A Sentieri selvaggi è affidata l’esecuzione musicale, mentre la regia è di Valter Malosti.

The Sound of a Voice si ispira alle figure di fantasmi femminili presenti nelle leggende del Giappone medievale. Nella prima parte un vecchio guerriero giunge a casa di una donna misteriosa che vive da eremita in mezzo ai boschi. È un pretendente o un assassino? Nella seconda, un attempato scrittore visita un bordello, dopo l’iniziale noncuranza entra in intimità con la vecchia tenutaria e si imbarca con lei in un viaggio etereo al di là del sesso e dell’amore.

Il popolare compositore americano - uno dei padri del minimalismo e caposcuola della musica iterativa, autore anche di diverse colonne sonore per film come Kundun, The Truman Show e The Hours - con The Sound of a Voice conferma la sua più recente predilezione per un teatro da camera di dimensioni intime, con l’intreccio timbrico di strumenti della tradizione occidentale e di quella orientale.
L’importanza della comprensione del testo, intonato in uno stile prossimo al “recitar cantando” piuttosto che a quello lirico, è alla base della scelta, approvata dallo stesso Glass, di tradurre il libretto in italiano (il testo è stato tradotto in versione ritmica italiana da Enrico Maria Ferrando).

Per la sua ultima opera Glass ha rinnovato per la terza volta la collaborazione con David Henry Hwang, autore di diverse pièces di grande seguito oltreoceano, come M. Butterfly (dalla quale David Cronenberg ha tratto il bellissimo film con Jeremy Irons nel 1993); un critico della testata «Time» ha scritto di Hwang: “ha le potenzialità per diventare il più importante drammaturgo americano dai tempi di Arthur Miller”.

 

Philip Glass

Philip Glass, uno dei padri del minimalismo e caposcuola della musica iterativa, autore anche di diverse colonne sonore per film come Kundun, The Truman Show e The Hours, con The Sound of a Voice conferma la sua più recente predilezione per un teatro da camera di dimensioni intime, con l’intreccio timbrico di strumenti della tradizione occidentale e di quella orientale

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